L’asinello bianco dell’Asinara: storia e biologia di un simbolo

Quando navighiamo nel Golfo, prima o poi qualcuno a bordo guarda la costa dell’Asinara e chiede degli asinelli. È la domanda più frequente dopo quelle sulla vela. L’asinello bianco dell’Asinara è diventato il simbolo dell’isola e del suo Parco Nazionale: piccolo, con il mantello candido, la pelle rosata e gli occhi chiari. Vive libero su un’isola che per più di un secolo è stata chiusa al pubblico.

Intorno a questo animale circolano molte storie. Qui mettiamo in fila quello che dicono gli studi, il Parco e le cronache: perché è bianco, da dove viene, quanti sono e come comportarsi quando se ne incontra uno.

In breve

L’asinello bianco dell’Asinara è un asino albino: una mutazione del gene della tirosinasi (TYR) blocca la produzione di melanina, e il risultato è un mantello bianco, pelle rosa e iride rosa-celeste. È alto circa un metro al garrese, soffre la luce forte e vive allo stato brado nel Parco Nazionale dell’Asinara. Nel 2024 il Parco ne contava 117.

Cos’è l’asinello bianco dell’Asinara

È un asino domestico (Equus asinus) che vive libero, quello che i biologi chiamano una popolazione inselvatichita. Il Parco lo descrive così: dimensioni ridotte, circa un metro di altezza al garrese da adulto, testa quadrangolare con profilo dritto, collo corto, arti robusti e zoccoli bianchi, piccoli e poco resistenti.

Il pelo cambia con l’età: nei primi mesi è bianco lucente e quasi cotonoso, poi diventa bianco opaco e setoloso. La pelle sotto il mantello è rosa, e lo si vede bene sul muso e attorno agli occhi.

Primo piano di un asinello bianco dell'Asinara con muso rosa e occhi chiari
Pelle rosa e iride chiara: i segni dell’albinismo.

Albinismo o leucismo? Cosa dice la genetica dell’asino albino

Capita di leggere che l’asinello dell’Asinara sia “leucistico”. Gli studi dicono un’altra cosa. Nel 2016 un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna ha analizzato il DNA di questi animali e ha trovato la causa del colore: una mutazione nel gene TYR, quello che contiene le istruzioni per la tirosinasi, l’enzima che avvia la produzione di melanina. La mutazione colpisce un punto della proteina che è rimasto identico in specie lontanissime tra loro, e la rende inefficace (fonte: Utzeri et al., Animal Genetics, 2016).

È la stessa famiglia di difetti che nell’uomo provoca l’albinismo oculocutaneo di tipo 1 (OCA1), e con questo nome gli studi più recenti indicano la condizione degli asini dell’Asinara. Il Parco lo spiega in modo semplice: le cellule che producono il pigmento ci sono, in numero normale, ma l’enzima non funziona e la melanina non viene prodotta. Nel leucismo, invece, di solito sono le cellule del pigmento a mancare e gli occhi mantengono il loro colore. Per questo il termine corretto è albinismo.

Gli occhi chiari

L’iride è pigmentata solo in parte e appare di un colore rosa-celeste, diverso dall’azzurro intenso che ci si aspetterebbe. Anche le mucose del muso e il contorno degli occhi sono chiari, perché la melanina manca ovunque: nel pelo, nella pelle e nell’iride.

Una vita sotto il sole, senza protezione

La melanina serve anche a schermare i raggi UV, e un asino albino ne è privo in un’isola dove d’estate il sole picchia per molte ore. Il Parco segnala nei suoi asinelli una marcata fotofobia e un’andatura incerta negli ambienti molto luminosi. Segnala anche una predisposizione a eritemi e dermatiti, soprattutto sul collo e sulle orecchie, spesso dopo i morsi che si scambiano durante le lotte.

Eppure se la cavano. I ricercatori dell’Università di Sassari, che da anni studiano questi animali, hanno osservato nel sangue degli asini albini livelli elevati di retinolo e vitamina E, due sostanze antiossidanti che aiutano l’organismo a difendersi dai danni del sole. Uno studio pubblicato nel 2024, condotto a giugno nel pieno della stagione luminosa, ha trovato negli asini albini anche più globuli rossi rispetto ai grigi sardi, pur con valori nella norma (fonte: Cappai et al., Animals, 2024).

Da dove viene l’asinello bianco: le ipotesi sull’origine

Nessun documento racconta con certezza quando sono comparsi i primi asini bianchi sull’isola. Le ipotesi che circolano sono tre, e il Parco le riporta tutte.

L’Egitto. Secondo una tradizione, gli asini bianchi sarebbero stati importati dall’Egitto dal marchese di Mores, che portava anche il titolo di duca dell’Asinara. Non ci sono prove documentali di questo viaggio.

Il naufragio. Una leggenda più romantica li fa arrivare a nuoto da un vascello diretto in Francia e affondato davanti all’isola.

L’origine locale. È l’ipotesi che il Parco considera la più probabile, e la genetica le dà ragione. Gli asini bianchi deriverebbero da quelli grigi che vivevano sull’isola, nei quali è comparso e si è diffuso il carattere dell’albinismo. Lo studio del 2016 ha mostrato che la mutazione è recessiva: un asino grigio può portarla senza mostrarla, e da due genitori grigi portatori può nascere un puledro bianco. Su un’isola piccola e isolata, dove gli animali si incrociano tra parenti, un carattere del genere può diffondersi in poche generazioni.

C’è anche un legame con la storia di Stintino. Nel 1885 l’Asinara fu destinata a colonia penale e lazzaretto, e gli abitanti dovettero lasciare l’isola: alcune famiglie fondarono il villaggio di Stintino, dall’altra parte dello stretto. Secondo la scheda dell’associazione RARE sulle razze autoctone, gli asini dell’Asinara discenderebbero proprio da animali rimasti sull’isola dopo quella partenza.

Lo sapevi?

Per un periodo si è pensato a un’origine austro-ungarica. Dal 1915 l’Asinara ospitò migliaia di prigionieri austro-ungarici, e in Austria e Ungheria esiste una razza di asino bianco, il Baroque. Nel 2020 i genetisti hanno confrontato le due razze: il Baroque non porta la mutazione degli asinelli dell’Asinara. Stesso colore, causa diversa.

Schema: da due asini grigi portatori può nascere un asinello bianco, in media uno su quattro
Il carattere bianco è recessivo: si manifesta solo quando il puledro lo eredita da entrambi i genitori.

Quanti sono gli asini dell’Asinara

Contare animali liberi su un’isola di circa 52 chilometri quadrati non è semplice, e le stime cambiano a seconda dell’anno e di chi le fa. Il quadro però è chiaro: rispetto agli anni Ottanta, quando erano poche decine, la popolazione è cresciuta molto.

Anno Asinelli bianchi stimati sull’isola Fonte
1986 31 Associazione RARE
1989 59 Associazione RARE
Fine anni ’90 70 Associazione RARE
2009 110 Associazione RARE
2024 117 (con circa 350 asini grigi) Parco Nazionale dell’Asinara, tramite L’Unione Sarda

Il Parco, nella sua scheda sulla fauna terrestre, parla di circa 120 individui divisi tra i due sessi e ricorda che la letteratura precedente riportava valori tra 50 e 70. Altri asinelli bianchi vivono fuori dall’isola, in Sardegna e nella penisola: il Parco cita la foresta di Burgos, Le Prigionette e Is Arenas, oltre a Poppi in Toscana e Collazzone in Umbria. Nella zona di Porto Conte, vicino ad Alghero, ne vive un gruppo di una trentina di esemplari secondo l’agenzia forestale regionale.

Bianchi e grigi: la convivenza con l’asino sardo

Sull’Asinara gli asini grigi sono più numerosi dei bianchi. Hanno il mantello grigio tipico dell’asino sardo e la stessa taglia minuta. I due gruppi vivono negli stessi pascoli e si incrociano. Dal punto di vista genetico è una convivenza delicata: ogni incrocio con un grigio che non porta la mutazione produce puledri grigi, e il carattere bianco resta “nascosto” nei portatori.

Un asino grigio e un asinello bianco insieme sull'isola dell'Asinara
Bianchi e grigi condividono gli stessi pascoli.

Tra i grigi c’è anche un personaggio molto amato. Si chiama Severino ed è l’asinello di Campu Perdu: rimasto orfano da piccolo, fu adottato dagli agenti e dai detenuti che lavoravano fuori dalle celle. Nel maggio 2023 ha compiuto 29 anni, festeggiati con una doppia razione d’avena. Per anni ha fatto coppia con Pamela, un’asina bianca, finché lei è stata trasferita a Cala d’Oliva per la riproduzione.

La tutela dell’asinello bianco: i progetti del Parco

Il problema principale dell’asinello bianco è la sua stessa storia. Pochi animali di partenza e tanti incroci tra parenti significano un patrimonio genetico ridotto. Il Parco lo dice chiaramente: la forte consanguineità porta a una bassa fertilità delle femmine e a una maggiore fragilità della pelle.

Per questo l’Ente Parco ha stipulato due convenzioni, con l’allora Ente Foreste della Sardegna e con la Facoltà di Veterinaria di Sassari, che garantiscono un monitoraggio costante della salute degli animali (fonte: Parco Nazionale dell’Asinara). L’asino dell’Asinara è inoltre iscritto al registro anagrafico delle popolazioni equine di razza locale, uno strumento nato per salvaguardare le razze a rischio.

Nel marzo 2024 il commissario del Parco, Giovanni Cubeddu, ha annunciato un piano di tutela con l’Università di Sassari. Il primo passo è la selezione degli animali, con la separazione dei bianchi dai grigi: un lavoro lungo, che punta a proteggere la linea bianca pura dall’erosione genetica. Fuori dall’isola, alcuni allevatori seguono la stessa strada. A gennaio 2026 vicino a Sassari è nato Ninneddu, il primo asinello bianco dell’anno, figlio di una linea di razza Asinara pura.

Dove si incontrano gli asini dell’Asinara e come comportarsi

Gli asinelli vivono allo stato brado e si spostano liberamente sull’isola. Le cronache locali li segnalano spesso nelle zone di Trabuccato, Santa Maria, Fornelli e intorno a Cala d’Oliva. Non c’è un punto garantito: si incontrano lungo il percorso. Se stai organizzando una giornata sull’isola, nella nostra guida su cosa vedere all’Asinara trovi i luoghi principali.

Il borgo di Cala d'Oliva sull'isola dell'Asinara
Cala d’Oliva, una delle zone dell’isola dove capita di incontrare gli asinelli.

Le regole sono semplici, e alcune sono scritte nel regolamento del Parco.

  • Non dare da mangiare agli animali. Il Parco vieta di disturbare e di nutrire gli animali presenti nell’area protetta. Pane, biscotti e avanzi non fanno parte della loro dieta e li abituano a cercare cibo dalle persone.
  • Mantieni la distanza. Sono animali liberi. Osservali e fotografali senza avvicinarti troppo, senza toccarli e senza metterti tra una madre e il suo puledro.
  • Lasciali passare. Se ne incontri uno su una strada o un sentiero, aspetta che si sposti da solo.

Asinara, Sinuaria, asini: da dove viene il nome dell’isola

Viene spontaneo pensare che l’isola si chiami così per gli asini, ma il toponimo è probabilmente più antico. Il Parco ricorda due nomi di epoca classica. Il primo è Herculis insula, l’isola di Ercole, legato al mito dell’eroe arrivato fin qui nei suoi viaggi. Il secondo è Sinuaria, che i Romani le avrebbero attribuito per la costa frastagliata e sinuosa. Molti collegano il nome attuale a Sinuaria, che si sarebbe trasformato nel tempo fino a diventare Asinara, ma non ci sono prove certe.

Quello che è certo è che oggi, per chi visita l’isola dell’Asinara, nome e asinelli sono diventati una cosa sola.

Lo sapevi?

Il vecchio nome latino sopravvive in un piccolo insetto. Tra gli animali che vivono solo all’Asinara il Parco elenca Pseudomeira sinuariae: nel nome scientifico c’è proprio Sinuaria.

L’Asinara vista dal mare

Dal nostro gozzo l’Asinara è sempre all’orizzonte. Navighiamo a vela latina lungo la costa di Stintino, ci fermiamo per il bagno e guardiamo l’isola dal mare. La nostra escursione resta nel Golfo: per incontrare gli asinelli serve una visita all’isola con gli operatori autorizzati dal Parco. Le loro storie, però, a bordo del Professore le raccontiamo volentieri.

Il gozzo a vela latina Il Professore naviga nel Golfo dell'Asinara con l'isola all'orizzonte
L’Asinara vista dal Golfo, a bordo del Professore.

Guarda l’Asinara dal Golfo, a vela latina

Mezza giornata a bordo del Professore, al massimo 7 persone, partenza dal porto di Stintino. Snorkeling, merenda sarda e Vermentino inclusi.

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Domande frequenti sull’asinello bianco dell’Asinara

L’asinello bianco dell’Asinara è albino o leucistico?

È albino. Uno studio del 2016 ha individuato la causa in una mutazione del gene TYR, che blocca la produzione di melanina. Gli studi successivi la indicano come albinismo oculocutaneo di tipo 1.

Di che colore ha gli occhi l’asino albino dell’Asinara?

L’iride è pigmentata solo in parte e appare rosa-celeste. Gli occhi chiari lo rendono molto sensibile alla luce forte.

Quanti asinelli bianchi ci sono all’Asinara?

Nel 2024 il Parco Nazionale ne contava 117, insieme a circa 350 asini grigi. Negli anni Ottanta erano poche decine.

Si può dare da mangiare agli asinelli?

No. Il Parco vieta di disturbare e di nutrire gli animali dell’area protetta. Osservali a distanza e senza toccarli.

L’isola si chiama Asinara per via degli asini?

Non è sicuro. Un’ipotesi lo collega a Sinuaria, il nome che i Romani avrebbero dato all’isola per la sua costa sinuosa. Gli asini sono diventati il simbolo dell’isola in seguito.

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