Nell’agosto del 1985 due magistrati palermitani arrivarono in segreto su un’isola che quasi nessuno poteva raggiungere. Erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e l’isola era l’Asinara, allora sede di una colonia penale di massima sicurezza. Con loro c’erano le famiglie. Rimasero circa un mese nel borgo di Cala d’Oliva, in una piccola foresteria vicina al carcere, e lì lavorarono alle carte di quello che sarebbe diventato il maxiprocesso a Cosa Nostra.
Navigando ogni giorno nel Golfo, l’Asinara ce l’abbiamo sempre davanti. Ci sembrava giusto raccontare anche questa pagina della sua storia, con i fatti che si possono verificare e con il rispetto che merita. Se vuoi un quadro più ampio dell’isola, trovi tutto nel nostro articolo sull’isola dell’Asinara.
In breve
Nell’agosto 1985, dopo gli omicidi dei poliziotti Beppe Montana e Ninni Cassarà, Falcone e Borsellino furono trasferiti per motivi di sicurezza all’Asinara con le famiglie. Restarono circa un mese nella foresteria di Cala d’Oliva, lavorando all’ordinanza-sentenza del maxiprocesso. A fine soggiorno lo Stato chiese loro di pagare vitto e alloggio.
Palermo, estate 1985: perché Falcone e Borsellino lasciarono la città
Per capire perché due giudici istruttori finirono su un’isola del nord Sardegna bisogna partire da Palermo. Dal 1983 all’Ufficio istruzione del tribunale lavorava il pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto: un piccolo gruppo di magistrati che si occupava insieme delle indagini su Cosa Nostra, condividendo informazioni e fascicoli. Falcone e Borsellino ne erano il cuore. Grazie anche alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta, nel 1985 stavano chiudendo un’istruttoria enorme.
Quell’estate fu tra le più violente. Il 28 luglio 1985 a Porticello, sul mare vicino a Palermo, venne ucciso il commissario Beppe Montana, a capo della sezione catturandi della Squadra mobile. Pochi giorni dopo, il 6 agosto, in viale Croce Rossa furono uccisi il vicequestore Ninni Cassarà, vicedirigente della Squadra mobile e stretto collaboratore dei magistrati del pool, e l’agente Roberto Antiochia, che gli faceva da scorta.
Montana e Cassarà erano investigatori che lavoravano fianco a fianco con il pool. Dopo la loro morte arrivarono segnali di un attentato contro i due giudici. Anni dopo, Antonino Caponnetto raccontò che il vero motivo del trasferimento fu tenuto riservato a lungo: ufficialmente si parlava della necessità di lavorare isolati, in realtà c’era un allarme concreto sulla loro sicurezza.

Il trasferimento all’Asinara con le famiglie
La partenza fu organizzata in poche ore e con la massima discrezione. Falcone era con la compagna Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e con la madre di lei. Borsellino portò la moglie Agnese e i tre figli, Lucia, Manfredi e Fiammetta. Secondo le ricostruzioni pubblicate in questi anni, le famiglie arrivarono in Sardegna in volo e raggiunsero l’isola via mare da Porto Torres, con le motovedette.
Sulla durata le fonti concordano: circa un mese, tra agosto e settembre del 1985. Sulle date precise di arrivo e di partenza, invece, i racconti divergono di qualche giorno, e per questo preferiamo non indicarne una.
L’Asinara di allora era un luogo chiuso. Dal 1885 l’isola era una colonia penale e a Cala d’Oliva c’era la diramazione centrale del carcere, con la sezione di massima sicurezza. Per due magistrati minacciati era il posto più protetto che lo Stato potesse offrire. Per le loro famiglie, in piena estate, significò vivere isolati, con pochi spostamenti consentiti e la scorta sempre accanto.
Le prime settimane senza le carte
C’è un dettaglio che dice molto dell’urgenza di quella partenza. I giudici lasciarono Palermo così in fretta da non portare con sé il materiale dell’istruttoria. Caponnetto ricordò che per una quindicina di giorni non poterono lavorare come avrebbero voluto, e che insistevano ogni giorno per tornare. I faldoni arrivarono sull’isola più tardi.
Cala d’Oliva: dove alloggiarono Falcone e Borsellino
Le due famiglie furono sistemate nella foresteria del carcere a Cala d’Oliva, una piccola casa dipinta di rosso affacciata sulla baia, poco distante dal borgo e dagli edifici della diramazione centrale. È la stessa costruzione che oggi molti indicano come la “casa rossa”.
Il borgo di Cala d’Oliva ha una storia che ci riguarda da vicino. Prima della colonia penale era abitato dalle famiglie di pescatori e pastori che, costrette a lasciare l’isola, fondarono Stintino. Ne parliamo nel nostro articolo su Stintino.

Lo sapevi?
Cala d’Oliva fu abitata dai futuri fondatori di Stintino fino al 1885, quando l’Asinara divenne colonia penale. Un secolo dopo, nello stesso borgo, Falcone e Borsellino preparavano l’istruttoria contro Cosa Nostra. Il carcere ha chiuso nel 1997, quando l’isola è diventata Parco nazionale.
Il lavoro sull’ordinanza-sentenza del maxiprocesso
Quello che i due giudici dovevano scrivere era l’ordinanza-sentenza di rinvio a giudizio: il documento con cui, alla fine dell’istruttoria, l’Ufficio istruzione decideva chi mandare a processo e perché. Il fascicolo era intestato “Abbate Giovanni + 706”: settecentosette imputati.
Chi era sull’isola in quei giorni ricorda due uomini che lavoravano sulle carte senza sosta, anche dopo cena e fino a notte fonda. All’Asinara fu scritta una parte del testo. Il resto venne completato a Palermo dopo il rientro.
L’ordinanza fu depositata nel novembre 1985. Secondo la Fondazione Falcone superava le 8.000 pagine e rinviava a giudizio 476 imputati, mentre per 231 posizioni si arrivò al proscioglimento. Per la prima volta un atto giudiziario descriveva Cosa Nostra come un’organizzazione unitaria, con una struttura gerarchica e regole proprie.
Il conto spese: quando lo Stato chiese di pagare il soggiorno
Finito il soggiorno, arrivò il conto. All’amministrazione penitenziaria andavano pagati l’alloggio nella foresteria e i pasti, come per qualsiasi ospite. A raccontarlo fu lo stesso Paolo Borsellino, in un ricordo riportato da diverse testate, tra cui Avvenire.
Lui, Falcone e i familiari pagarono diecimila lire al giorno per la foresteria, più i pasti. Avrebbero potuto chiedere il rimborso, ma non lo fecero: avevano cose più importanti a cui pensare.
Borsellino conservò la ricevuta. L’episodio viene ricordato spesso perché fotografa bene la condizione del pool in quegli anni: magistrati protetti dallo Stato e, nello stesso momento, trattati dalla burocrazia come normali villeggianti. Sulla cifra complessiva circolano numeri diversi, e per questo qui riportiamo solo quella indicata dallo stesso Borsellino.
Dall’Asinara all’aula bunker: il maxiprocesso 1986–1987
Il lavoro iniziato a Cala d’Oliva arrivò in aula pochi mesi dopo. Il maxiprocesso si aprì il 10 febbraio 1986 nell’aula bunker costruita accanto al carcere dell’Ucciardone, a Palermo: un edificio ottagonale con trenta gabbie per gli imputati, realizzato apposta per quel processo.
La sentenza di primo grado arrivò il 16 dicembre 1987, dopo 349 udienze. Il 30 gennaio 1992 la Corte di Cassazione confermò l’impianto accusatorio. Pochi mesi dopo, il 23 maggio e il 19 luglio 1992, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono uccisi a Capaci e in via D’Amelio, insieme a Francesca Morvillo e agli agenti delle loro scorte.

| Data | Cosa accade |
|---|---|
| 28 luglio 1985 | Ucciso a Porticello il commissario Beppe Montana |
| 6 agosto 1985 | Uccisi a Palermo il vicequestore Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia |
| Agosto–settembre 1985 | Falcone e Borsellino con le famiglie nella foresteria di Cala d’Oliva, all’Asinara, per circa un mese |
| Novembre 1985 | Deposito dell’ordinanza-sentenza: oltre 8.000 pagine, 476 rinviati a giudizio |
| 10 febbraio 1986 | Si apre il maxiprocesso nell’aula bunker dell’Ucciardone |
| 16 dicembre 1987 | Sentenza di primo grado: 346 condanne, 19 ergastoli, 2.665 anni di carcere |
| 30 gennaio 1992 | La Cassazione conferma le condanne |
Lo sapevi?
L’estate del 1985 all’Asinara è diventata un film. Era d’estate di Fiorella Infascelli, uscito nel 2016, racconta quelle settimane sull’isola, con Giuseppe Fiorello nel ruolo di Borsellino e Massimo Popolizio in quello di Falcone. Le riprese sono state girate all’Asinara.
Cosa resta oggi a Cala d’Oliva della memoria di Falcone e Borsellino
Il carcere ha chiuso nel 1997 e l’Asinara oggi è un Parco nazionale. L’edificio della foresteria è rimasto ed è legato al Corpo forestale, che lo utilizza. Sulla casa una targa ricorda i due magistrati e il lavoro svolto in quell’estate. Anche sui siti istituzionali della Regione, Cala d’Oliva viene presentata come il borgo in cui la foresteria “è stata residenza dei magistrati Falcone e Borsellino”.
Negli ultimi anni i figli di Borsellino sono tornati sull’isola. Nell’ottobre 2025, a quarant’anni da quell’estate, il Parco ha ospitato un convegno dedicato a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Francesca Morvillo, con un messaggio del Presidente della Repubblica, magistrati, studenti delle scuole di Sassari e i sindaci di Porto Torres e Stintino. In quell’occasione Lucia Borsellino è tornata alla casa rossa, dove è stata posta una targa in ricordo.
Se vuoi vedere Cala d’Oliva di persona, il borgo si raggiunge con le imbarcazioni autorizzate dall’Ente Parco in partenza da Stintino e da Porto Torres. Sull’eventuale apertura degli interni della foresteria ai visitatori non abbiamo trovato informazioni ufficiali: conviene chiedere al Parco prima di partire. Per organizzare la giornata sull’isola, leggi la nostra guida su cosa vedere all’Asinara.

L’Asinara vista dal Golfo
Chi naviga nel Golfo dell’Asinara ha davanti la stessa isola che nell’estate del 1985 fece da rifugio a due famiglie e a un’istruttoria decisiva per il Paese. Da lontano si vedono le colline basse, la costa chiara, il profilo che oggi associamo agli asinelli bianchi e alla natura protetta. Conoscere anche questa storia cambia un po’ il modo di guardarla.
Le nostre uscite in barca restano nel Golfo e lungo la costa di Stintino: non sbarchiamo sull’isola. L’Asinara però accompagna tutta la navigazione, sullo sfondo.
Il Golfo dell’Asinara a vela latina
Mezza giornata a bordo del Professore, al massimo 7 persone, partenza dal porto di Stintino. Si naviga nel Golfo con l’Asinara all’orizzonte, con sosta per il bagno e merenda sarda a bordo.
Domande frequenti su Falcone e Borsellino all’Asinara
Perché Falcone e Borsellino andarono all’Asinara?
Per motivi di sicurezza. Dopo gli omicidi di Beppe Montana e Ninni Cassarà nell’estate del 1985 arrivarono segnali di un attentato contro di loro, e i due giudici furono trasferiti con le famiglie nella colonia penale dell’Asinara.
Quanto tempo rimasero sull’isola?
Circa un mese, tra agosto e settembre 1985. Le date esatte di arrivo e partenza variano di qualche giorno a seconda delle testimonianze.
Dove alloggiarono Falcone e Borsellino all’Asinara?
Nella foresteria del carcere a Cala d’Oliva, una piccola casa rossa affacciata sulla baia. Oggi sull’edificio c’è una targa in loro ricordo.
Cosa c’entra l’Asinara con il maxiprocesso?
Sull’isola i due giudici lavorarono a una parte dell’ordinanza-sentenza che, depositata nel novembre 1985, mandò a giudizio 476 imputati. Il maxiprocesso si aprì a Palermo il 10 febbraio 1986.
È vero che dovettero pagare il soggiorno?
Sì. Lo raccontò lo stesso Borsellino: pagarono diecimila lire al giorno per la foresteria, più i pasti, e non chiesero mai il rimborso.
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