Chi si affaccia per la prima volta dal bordo di una barca nel Golfo dell’Asinara nota due cose: l’acqua è talmente limpida da sembrare assente e, sotto, il fondale alterna chiazze di sabbia chiarissima a macchie verde scuro che ondeggiano con la corrente. Quelle macchie sono la posidonia oceanica, la prateria sommersa che fa del mare di Stintino uno dei più trasparenti del Mediterraneo.
La posidonia oceanica non è un’alga e non è un’erbaccia da evitare quando si fa il bagno: è il motore silenzioso dell’ecosistema costiero, quello che tiene ferma la sabbia della spiaggia della Pelosa, ossigena l’acqua e fa da nursery a pesci e molluschi. In questa guida raccontiamo cos’è, come si riconosce facendo snorkeling, perché le “palline” e i cumuli di foglie sulla spiaggia vanno lasciati dove sono e come la si protegge nell’Area Marina Protetta dell’Asinara.
In breve
La posidonia oceanica è una pianta marina con fiori e frutti, endemica del Mediterraneo, che forma praterie tra la superficie e circa 30-40 metri di profondità. Sul lato orientale dell’Asinara, tra Rada dei Fornelli e Punta Sabina, la prateria copre circa 15 km². È un habitat prioritario della Direttiva Habitat (codice 1120*), produce ossigeno, rende l’acqua trasparente e protegge le spiagge dall’erosione. Le foglie spiaggiate (banquette) in Sardegna vanno preferibilmente lasciate in loco (Legge regionale n. 1 del 2020).
Cos’è la posidonia oceanica: una pianta, non un’alga
L’errore più comune è chiamarla alga. La posidonia oceanica è invece una pianta superiore, un’angiosperma della famiglia delle Posidoniaceae: ha radici, un fusto strisciante chiamato rizoma, foglie, fiori e frutti, esattamente come le piante che crescono sulla terraferma. Le alghe non hanno nulla di tutto questo.
Discende da antenati terrestri che, milioni di anni fa, sono tornati a vivere in mare. È endemica del Mediterraneo: non esiste spontaneamente in nessun altro mare del mondo. Oggi le sue praterie coprono circa l’1,5% dei fondali del bacino, una superficie stimata intorno ai 38.000 km².
Le foglie sono nastri verdi larghi circa un centimetro, lunghi fino a un metro, riuniti in ciuffi (i “fasci”) di sei o sette foglie. Le più vecchie hanno la punta bruna e sono spesso ricoperte da una patina di piccoli organismi: è normale, è il segno di una pianta viva che ospita altra vita.
Dove cresce la posidonia in Sardegna e nel Golfo dell’Asinara
La prateria di posidonia oceanica si sviluppa su fondali sabbiosi e rocciosi tra pochi metri e circa 30 metri di profondità, e arriva eccezionalmente a 40 metri dove l’acqua è molto limpida. Le coste della Sardegna ospitano alcune delle praterie di posidonia oceanica più estese e meglio conservate d’Italia. Per chi cerca la posidonia in Sardegna, il nord-ovest dell’isola, con il Golfo dell’Asinara, è uno dei luoghi migliori per osservarla.
Secondo il Parco Nazionale dell’Asinara, le praterie sono tipiche del versante orientale dell’isola, quello che guarda il Golfo, grazie ai fondali bassi e poco inclinati. Tra Rada dei Fornelli e Punta Sabina la prateria scende fino a circa 35 metri e si estende per circa 15 km². Sul versante occidentale, più esposto, è presente in modo localizzato tra Punta Tumbarino e Porto Manno della Reale.

Fiori e frutti: le “olive di mare”
Pochi lo sanno, ma la posidonia oceanica fiorisce. I fiori, piccoli e verdastri, compaiono in genere tra settembre e ottobre nelle praterie più superficiali; in quelle profonde la fioritura è spostata di circa due mesi. Non avviene tutti gli anni con la stessa intensità: la pianta si riproduce soprattutto per via vegetativa, allungando i rizomi.
Dopo la fioritura si formano i frutti, che maturano in circa sei mesi. Sono verdi, carnosi, della forma e delle dimensioni di una piccola oliva: per questo in molte zone del Mediterraneo li chiamano “olive di mare”. Quando si staccano galleggiano, e la corrente li trasporta anche lontano prima che il seme cada sul fondo e germogli.
In primavera capita di trovarli spiaggiati lungo la battigia, a volte in quantità. Raccoglierne uno per osservarlo da vicino è un bel modo per spiegare ai bambini che sott’acqua esiste un vero prato fiorito.

Lo sapevi?
Le praterie di posidonia oceanica sono tra gli organismi più longevi del pianeta. Alle Baleari, tra Ibiza e Formentera, i ricercatori hanno individuato una prateria in cui un singolo clone si estende per chilometri, con un’età stimata nell’ordine delle decine di migliaia di anni. Una pianta che cresce di pochi centimetri l’anno e che, una volta distrutta, impiega secoli a ricostituirsi.
Perché il mare di Stintino è così trasparente
La trasparenza dell’acqua che si vede alla Pelosa, all’Isola Piana o lungo la costa dell’Asinara non dipende solo dalla sabbia chiara. Una parte decisiva del lavoro la fa la prateria di posidonia oceanica, che agisce come un enorme filtro naturale.
- Rallenta le correnti: la fitta foresta di foglie riduce la velocità dell’acqua sul fondo.
- Trattiene i sedimenti: le particelle in sospensione si depositano tra i fasci invece di restare a intorbidire l’acqua.
- Consolida il fondale: radici e rizomi imbrigliano la sabbia, che non viene rimescolata a ogni mareggiata.
Dove la prateria regredisce, il fondale diventa più mobile e l’acqua più torbida. Per questo la salute della posidonia oceanica e la bellezza delle spiagge sono, letteralmente, la stessa cosa.
Ossigeno, carbonio e nursery: il valore della prateria di posidonia
Il polmone del Mediterraneo
Come tutte le piante, la posidonia oceanica fa la fotosintesi. Le stime più citate parlano di una produzione che può arrivare fino a 20 litri di ossigeno al giorno per ogni metro quadrato di prateria. Moltiplicato per i chilometri quadrati di fondale del Golfo, si capisce perché venga chiamata il polmone del Mediterraneo.
Ancora più importante è il ruolo nel trattenere carbonio. Le foglie morte e i rizomi si accumulano sotto la prateria formando la “matte”, una struttura che cresce di circa un metro per secolo e conserva il carbonio per migliaia di anni. L’ISPRA ricorda però che questo habitat sta regredendo a un ritmo quattro volte superiore a quello delle foreste terrestri.
Un asilo per pesci e molluschi
Tra le foglie trovano rifugio, cibo e protezione dai predatori centinaia di specie. Molti pesci costieri trascorrono qui le prime fasi di vita; il Parco dell’Asinara segnala anche giovani aragoste che vivono nelle praterie prima di spostarsi più in profondità.
Tra i rizomi vive la Pinna nobilis, la nacchera, il bivalve più grande del Mediterraneo, presente nelle praterie dell’Asinara e oggetto di studi del Parco. Dal 2016 la specie è stata colpita in tutto il Mediterraneo da una moria di massa causata da un parassita: se ne incontrate una, guardatela senza toccarla.

Banquette alla Pelosa: perché la posidonia oceanica spiaggiata non va rimossa
In autunno e in inverno le mareggiate strappano le foglie vecchie e le depositano sulla riva, dove formano accumuli scuri e compatti chiamati banquette. A molti sembrano sporcizia; in realtà sono uno dei migliori indicatori della presenza di una prateria sana al largo.
Le banquette di posidonia oceanica hanno una funzione precisa: assorbono l’energia delle onde, trattengono la sabbia e riducono l’erosione della spiaggia. Sotto i cumuli la sabbia resta al suo posto; dove vengono rimossi con le ruspe, ogni inverno il mare se ne porta via un po’ di più, insieme alla sabbia rimasta impigliata tra le foglie.
Il caso della Pelosa
La Pelosa è l’esempio più chiaro di quanto una spiaggia sia fragile. Uno studio di ricercatori di Cnr, Enea e delle Università di Cagliari e Sassari, riportato dall’AGI, ha documentato un’erosione crescente negli ultimi trent’anni e ha indicato la prateria di posidonia oceanica antistante, insieme a vento e livello del mare, tra i fattori che determinano forma ed estensione della spiaggia.
Non a caso il Comune di Stintino ha introdotto regole precise per chi frequenta la Pelosa: accesso regolamentato nei mesi estivi, stuoia obbligatoria sotto il telo, risciacquo di piedi e attrezzatura per non portare via sabbia. Proteggere le banquette e la prateria di posidonia fa parte dello stesso impegno.
Cosa dice la legge in Sardegna
La Legge regionale della Sardegna 21 febbraio 2020, n. 1 stabilisce che il mantenimento in loco della posidonia spiaggiata è la “soluzione preferibile”, riconoscendola come strumento di difesa naturale contro l’erosione. I Comuni possono spostare temporaneamente gli accumuli che impediscono la fruizione estiva, ma le operazioni vanno fatte entro aprile e il materiale va riposizionato entro novembre. Lo smaltimento in discarica è vietato.

Egagropili: le palline di posidonia sulla spiaggia
Camminando sulla battigia d’inverno capita di trovare strane palline marroni, leggere e fibrose, grandi da una noce a un’arancia. Sono gli egagropili, chiamati anche “palle di mare”: si formano quando il moto ondoso fa rotolare sul fondo le fibre dei rizomi e delle foglie morte della posidonia oceanica, aggregandole fino a formare sfere compatte.
Non sono escrementi, non sono alghe e non sono pericolosi. Sono più frequenti dopo le mareggiate invernali e, come le banquette, testimoniano la presenza di una prateria al largo. Anche in questo caso, la cosa migliore è lasciarli sulla spiaggia.

Habitat prioritario: come è protetta la posidonia oceanica
Le praterie di posidonia oceanica sono inserite nell’Allegato I della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” come habitat prioritario, con il codice 1120* (l’asterisco indica proprio la priorità). Sono tutelate anche dalle Convenzioni di Berna e di Barcellona. Significa che gli Stati membri hanno l’obbligo di conservarle e di monitorarne lo stato.
Nel Golfo dell’Asinara questa protezione si traduce nelle regole dell’Area Marina Protetta e del Parco Nazionale. L’AMP “Isola dell’Asinara”, istituita con decreto ministeriale del 13 agosto 2002, copre circa 10.700 ettari di mare intorno all’isola.
Ancoraggi e campi boe nell’AMP Asinara
La minaccia più diretta per la prateria di posidonia oceanica, in un’area frequentata dalle barche come la nostra, è l’ancora. Ogni volta che un’ancora viene calata e poi salpata sulla prateria, strappa fasci e rizomi; la catena che si trascina sul fondo fa il resto. Una ferita che la pianta, crescendo di pochi centimetri l’anno, impiega decenni a rimarginare.
Per questo il regolamento dell’AMP stabilisce che nelle zone A e B l’ancoraggio non è consentito, mentre in zona C è permesso solo nelle aree individuate e segnalate dall’ente gestore, compatibilmente con la tutela dei fondali. Nei punti più frequentati, come Cala Reale, Cala d’Oliva, Fornelli e Cala Barche Napoletane, il Parco ha installato campi boe: le barche si ormeggiano ai gavitelli, ancorati al fondo con sistemi fissi, senza toccare la prateria.
Il Parco descrive lo stato generale delle praterie dell’Asinara come buono, ma segnala regressioni localizzate dovute proprio all’ancoraggio eccessivo e alle tracce della pesca a strascico del passato.
Lo sapevi?
Fuori dall’Area Marina Protetta, una regola di buon senso vale per qualsiasi diportista: ancorare sulla sabbia chiara, mai sulle macchie scure. Le chiazze di sabbia tra la posidonia si riconoscono facilmente dall’alto con l’acqua limpida, e calare l’ancora lì protegge la prateria e garantisce anche una tenuta migliore.
Come riconoscere la posidonia oceanica facendo snorkeling
Con maschera e boccaglio la prateria di posidonia oceanica si riconosce al primo colpo d’occhio. Ecco cosa osservare:
- Le foglie: nastri verdi piatti, larghi circa un centimetro, che si muovono tutti insieme con la corrente come un campo di grano al vento.
- I ciuffi: le foglie partono a gruppi da un unico punto, il fascio, ancorato al fondo dal rizoma.
- Le punte: spesso brunastre, coperte da una patina chiara di piccoli organismi.
- Il confine con la sabbia: dove la prateria si interrompe si vede un “gradino”, la matte, alto anche diverse decine di centimetri.
Non va confusa con la Cymodocea nodosa, un’altra pianta marina che forma prati più radi su fondali sabbiosi, con foglie molto più strette, di pochi millimetri. Tra le foglie di posidonia oceanica nuotano spesso branchi di salpe, pesci argentati con righe dorate che si nutrono proprio delle foglie: nelle praterie superficiali possono rappresentare la maggior parte dei pesci osservati d’estate.
Le regole per osservarla senza danneggiarla
- Non strappare le foglie e non raccoglierne come souvenir.
- Non appoggiare i piedi né le pinne sulla prateria: nuotare in superficie e muovere le pinne con calma.
- Non toccare la nacchera né altri organismi che vivono tra i fasci.
- Usare creme solari con il minimo impatto sull’ambiente marino e applicarle con anticipo rispetto al bagno.
La posidonia oceanica in numeri
| Caratteristica | Dato |
|---|---|
| Che cos’è | Pianta marina (angiosperma), famiglia Posidoniaceae, endemica del Mediterraneo |
| Profondità | Da pochi metri a circa 30 m, eccezionalmente 40 m |
| Foglie | Fino a circa 1 m di lunghezza, circa 1 cm di larghezza, in fasci da 6-7 |
| Fioritura | Settembre-ottobre (praterie superficiali), non tutti gli anni |
| Frutti | “Olive di mare”, maturano in circa 6 mesi e galleggiano |
| Ossigeno | Fino a circa 20 litri al giorno per m² (stima) |
| Crescita della matte | Circa 1 m per secolo |
| Asinara, versante est | Circa 15 km² tra Rada dei Fornelli e Punta Sabina, fino a circa 35 m |
| Tutela | Habitat prioritario 1120*, Direttiva 92/43/CEE; L.R. Sardegna n. 1/2020 sulla posidonia spiaggiata |
La posidonia vista dal gozzo, nel Golfo dell’Asinara
Quando navighiamo con il Professore lungo la costa tra Stintino, la Pelosa e l’Isola Piana, la posidonia oceanica è una presenza costante sotto la chiglia: le macchie scure che si alternano alla sabbia sono la prateria che si vede dall’alto, con l’acqua ferma del mattino. Dal bordo basso di un gozzo in legno, con l’acqua calma, la si osserva meglio che da qualsiasi altra barca.
Durante la sosta per il bagno e lo snorkeling, chi scende in acqua con la maschera può nuotare sopra il confine tra sabbia e prateria, il punto in cui si vedono meglio i pesci e le foglie di posidonia oceanica che ondeggiano. Per chi vuole conoscere il resto della costa, la nostra guida al Golfo dell’Asinara dal mare racconta cosa si incontra lungo la rotta, mentre le pagine su Stintino e l’isola dell’Asinara completano il quadro. Anche gli uccelli marini che pescano nel golfo dipendono da questa prateria: ne parliamo nell’articolo sugli uccelli dell’Asinara.
Scopri la prateria di posidonia dal gozzo a vela latina
Mezza giornata a bordo del Professore, al massimo 7 persone, partenza dal porto di Stintino. Bagno e snorkeling, merenda sarda e Vermentino inclusi.
Domande frequenti sulla posidonia oceanica
La posidonia oceanica è un’alga?
No. È una pianta superiore (angiosperma) con radici, rizomi, foglie, fiori e frutti. Le alghe non hanno né radici né fiori. È endemica del Mediterraneo.
Fare il bagno tra la posidonia è pericoloso o sporco?
No. La presenza della prateria indica acqua pulita e un ecosistema in salute. Le foglie non pungono e non sono urticanti: basta non calpestarle e nuotare in superficie.
Perché in spiaggia ci sono cumuli di foglie secche?
Sono le banquette, accumuli di foglie di posidonia depositati dalle mareggiate. Proteggono la spiaggia dall’erosione e in Sardegna la legge regionale n. 1 del 2020 indica come preferibile lasciarle sul posto.
Cosa sono le palline marroni sulla spiaggia?
Sono gli egagropili, sfere di fibre di posidonia formate dal moto ondoso che rotola sul fondo i resti della pianta. Sono innocui e più frequenti dopo le mareggiate invernali.
Si può ancorare sulla posidonia nel Golfo dell’Asinara?
Nelle zone A e B dell’Area Marina Protetta l’ancoraggio non è consentito; in zona C solo nelle aree segnalate dall’ente gestore. Nei punti più frequentati si usano i campi boe. Fuori dall’AMP è buona regola ancorare sempre sulla sabbia.
Quando si vedono le “olive di mare”?
I frutti della posidonia maturano circa sei mesi dopo la fioritura autunnale: per questo si trovano spiaggiati soprattutto in primavera, quando galleggiano e la corrente li porta a riva.
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